Prova di Sheffield

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Si svitano gli impianti ma non so perché?

Passivazione, Centratura, Tensioni

Le forze (centriche ed eccentriche) che sviluppano i carichi masticatori, producono sollecitazioni che trasmesse alla struttura metallica rischiano di compromettere l’osteointegrazione dei nostri impianti dentali.

Un Fit passivo delle nostre meso-strutture ci aiuta a determinare una stabile osteointegrazione nel tempo, favorendo in più una sicurezza di presa dei nostri cementi e delle nostre viti di serraggio.

Le meso – strutture e le strutture che non sono state passivate possono subire l’allentamento oppure la possibile rottura delle viti di serraggio e degli stessi impianti.

Da dove nasce il Misfit?

Il gap, il combaciamento, l’adattamento non perfetto tra fixture e abutment (Misfit), determina uno sbilanciamento nella distribuzione dei carichi masticatori, compresi tra 100 e 400N che fanno insorgere e sviluppano dei micromovimenti, che porterebbero al fallimento dell’osteointegrazione implantologica, mentre i sovraccarichi dovuti a parafunzioni possono raggiungere gli 800N.

Il Misfit che è frutto della discrepanza, porta un danno da trazione verticale e laterale, la compressione non reca alcun danno.

Quali vantaggi per il Fit?

Con l’osteointegrazione avvenuta l’adattamento passivo, senza micromovimenti della protesi, determina un buon mantenimento a livello dei tessuti duri e molli nelle ripetizioni dei cicli di carico.

Un dispositivo protesico dovrebbe necessariamente garantire una chiusura marginale, combaciamento, appoggio, per garantire il Fit passivo senza esercitare trazione sugli impianti quindi sul tessuto osseo.

Il test, la prova di Sheffield, (autore Gent università di Sheffield) ci aiuta a valutare la passività del dispositivo protesico, sia sul modello che in bocca.

Centratura

In implantologia, quando si utilizzano gli abutment conici (MUA) non c’è incastro,

cioè il cono che  non è perfettamente combaciante, appoggia fa da guida e deve essere lasco, quindi necessita della centratura delle parti: in meccanica è così ogni corpo passivo ha bisogno della centratura, fondamentale( nel cono passivo non c’è attrito) ma un niente da poco lo può rendere obliquo da una parte e dall’altra  se vincolato con un monoblocco con altri coni; in meccanica se c’è una vite che passa che passa tra le 2 parti coniche, convesse  occorre che il cono sia centrato e se io creo per effetto di rotazione della vite un movimento, inevitabile, su un arco avviene  uno spostamento e si scentrano le parti, questo comporta un dislivello quindi un misfit  con un’ampia discrepanza.

La prova, test di Sheffield (autore Gent)

La prova di sheffield non si esegue, appoggiando alla sovrastruttura una vite; (sui testi dicono di serrare a 35 e successivamente l’ultima vite serrarla nell’elemento più distale ma non è corretto)

La prova di Sheffield dice che se c’è discrepanza superiore a 150 micron, quando arrivo a fine corsa, cioè quando sento che la vite si impegna sulla base di   ¼ di giro, devo chiudere e se chiudo a ¼ di giro di vite, la vite si stoppa sulla sua base, avvito la vite e non sento del ritorno, perciò ottimo compromesso.

Se abbiamo delle basi ad esagono esterno semplici, si può eseguire una prova di Sheffield, con adattamento quasi immediato.

Con esagoni interni, coni, quando avviti ai uno spostamento perché ti manca una centratura dovuta alla forma geometrica, quindi va posizionata la struttura; avvito le viti intercalandole (4 viti), si impegnano: avvito la prima e mi fermo senza fare pressione, poi quella mediale e mi fermo appena questa si impegna e procedo di seguito e chiudo forte perché bisognerebbe di   avere un dinamometro per ogni tipo dei impianti poi comincio a svitare e se arrivo a di   ¼ di giro e se si solleva la struttura  è la dimostrazione che la prima necessità prima di eseguire la prova di Shefield  è la centratura.